venerdì 7 settembre 2012

ULISSE SENZA COGNOME - 2

Da Riola partirono con destinazione Nurachi. Dal finestrino del Leoncino Fiat Ulisse vide il viale che conduceva al cimitero. Si segnò con la croce rivolgendo un ultimo pensiero a sua madre e poi fissò la strada senza più proferire parola. Faceva già caldo benchè fossero solo i primi giorni di giugno. Nei campi alcuni contadini lavoravano sotto il sole, accompagnati dal frinire delle cicale. L’aria era densa e la polvere che si levava dalla strada sterrata, che presero per accorciare il tragitto,  a tratti impediva di respirare regolarmente. Finirono di consegnare alle due del pomeriggio. Le strade erano deserte, il silenzio illusorio, perchè la vita era solo nascosta dentro i muri delle abitazioni in pietra disposte lungo la strada. Dopo aver mangiato del pane e un pezzo di formaggio duro e giallognolo che Tonino teneva in una borsa verde militare proseguirono per Cabras dove fecero tappa a casa di un pescatore, Antonio Scano. La moglie Giovanna offrì un pabassino ad Ulisse, fece alcune domande a Tonino sul ragazzo, ma non commentò. Provò pena per quello era evidentemente ancora un bimbo, che doveva avere la stessa età del suo secondo figlio, e per tutti i figli del mondo che non potevano contare su una madre alla quale chiedere una carezza la sera prima di addormentarsi. Giovanna conosceva quella pena, orfana dall’età di 5 anni, che l’aveva spinta ad essere attenta e premurosa nei confronti dei suoi 4 figli, ai quali teneva più della sua stessa vita. 
Regalò ad Ulisse una piccola immagine di San Benedetto, ripiegata in 4 parti e una busta contenente una camicia e un paio di pantaloni usati del figlio, ché alle due figlie minori quella roba non sarebbe servita. 
Alle 6 di sera arrivarono ad Oristano. Tonino viveva in una casa a ridosso della Chiesa di Santa Chiara, al primo piano. La casa era vecchia ma pulita e in ordine, dotata di ogni comodità. Un televisore imponente stava al centro della piccola sala, di fronte ad un divano di tessuto in velluto verde, coperta da una mantellina a fiori per evitare che vi si depositasse la polvere. 
-Dormi qui stanotte, poi domani si vedrà. 
Tonino si lavò nel piccolo bagno ed invitò Ulisse a fare altrettanto, dopo che ebbe finito. Cenarono con una minestra di lenticchie avanzata dal giorno prima, del pane e della salsiccia che sapeva di rancido almeno quanto il formaggio che avevano mangiato a pranzo. 
Dopo la cena, con un rito che sembrava quello dedicato all’accensione delle candele alla Madonna del Rimedio, Tonino tolse la mantellina dal televisore e lo accese. Uno strano sibilo, delle righe nere al centro decretarono l’avvio dell’apparecchio Telefunken che trasmetteva il Telegiornale delle 20.00 con le notizie più importanti del giorno “ Siamo un paese piccolo ma sappiamo combattere, queste le parole di Moshe Dayan alle sue truppe...”
Ulisse si addormentò sul divano, in sottofondo la voce di Tito Stagno, che raccontava della guerra in seguito denominata dei 6 giorni. 

giovedì 6 settembre 2012

ULISSE SENZA COGNOME

Il giorno del suo undicesimo compleanno Ulisse decise di andar via da Riola Sardo. Esattamente 11 giorni dopo la morte di sua madre e 11 mesi esatti dall'aver scoperto che non aveva un padre, o almeno che il padre che aveva sempre descritto sua madre, era frutto della fantasia di quella donna che non aveva voluto dargli un dolore così grande nel raccontare la verità nuda e cruda sulla sua presenza al mondo. Elesse il numero undici a portafortuna, ribaltando con quella decisione le dolorose combinazioni che il caso ultimamente gli proponeva. La fuga fu programmata col sostegno di Tonino, il veditore di bibite Siete Fuentes, che passava in paese almeno due volte la settimana col suo Leoncino Fiat, distribuendo ai clienti affezionati bitter, aranciate e succhi di frutta direttamente a domicilio. Ulisse lo aspettava il martedì e il venerdì all'ingresso del paese, vicino al camposanto. Tonino si fermava, Ulisse saliva e prendeva posto accanto a lui. Durante il giro Ulisse gli dava una mano a scaricare le casse. Il martedì nei bar, il venerdì direttamente nelle case.
Tre giorni dopo la morte di sua madre Ulisse disse a Tonino di non voler più stare a Riola Sardo. Non voleva andare a vivere dalla zia, la sorella di sua madre, odiava i cugini, non aveva nessuna intenzione di pesare sugli altri. Gli chiese se potesse aiutarlo nella fuga. bastava che lo portasse ad Oristano, dove Tonino riforniva alcuni clienti. Da lì avrebbe preso il pullman per Cagliari. Era convinto che in città avrebbe trovato lavoro, fatto fortuna, cambiato sostanzialmente la sua vita.
Tonino all'inizio tentò di dissuaderlo dall'idea di andarsene. Troppo giovane, troppi pericoli. Lui lo sapeva bene perchè era scappato di casa a soli 12 anni, in cerca di fortuna. La madre lo pianse morto per anni. Ma Ulisse una madre non la aveva più e Tonino alla fine si convinse che forse quel ragazzo sveglio e determinato avrebbe avuto una possibilità in più per la sua vita, quella che a Riola Sardo non sarebbe mai potuta capitargli.
Partirono quindi. Era il 5 di giugno, anno 1967. La radio del Bar dello Sport, l'ultimo rifornito da Tonino e Ulisse, dava notizia dei bombardamenti israeliani sull'Egitto "Due ondate di cacciabombardieri hanno fatto a pezzi la più grande aviazione del Medio Oriente..." Tonino pensò che non ci voleva. Non aveva idea di dove potesse essere collocato l'Egitto sul mappamondo che aveva visto a scuola, ma una guerra, cominciata il giorno della sua fuga, gli suonò come  una sorta di  nero presagio sul suo futuro. Continua...forse.