Da Riola partirono con destinazione Nurachi. Dal finestrino del Leoncino Fiat Ulisse vide il viale che conduceva al cimitero. Si segnò con la croce rivolgendo un ultimo pensiero a sua madre e poi fissò la strada senza più proferire parola. Faceva già caldo benchè fossero solo i primi giorni di giugno. Nei campi alcuni contadini lavoravano sotto il sole, accompagnati dal frinire delle cicale. L’aria era densa e la polvere che si levava dalla strada sterrata, che presero per accorciare il tragitto, a tratti impediva di respirare regolarmente. Finirono di consegnare alle due del pomeriggio. Le strade erano deserte, il silenzio illusorio, perchè la vita era solo nascosta dentro i muri delle abitazioni in pietra disposte lungo la strada. Dopo aver mangiato del pane e un pezzo di formaggio duro e giallognolo che Tonino teneva in una borsa verde militare proseguirono per Cabras dove fecero tappa a casa di un pescatore, Antonio Scano. La moglie Giovanna offrì un pabassino ad Ulisse, fece alcune domande a Tonino sul ragazzo, ma non commentò. Provò pena per quello era evidentemente ancora un bimbo, che doveva avere la stessa età del suo secondo figlio, e per tutti i figli del mondo che non potevano contare su una madre alla quale chiedere una carezza la sera prima di addormentarsi. Giovanna conosceva quella pena, orfana dall’età di 5 anni, che l’aveva spinta ad essere attenta e premurosa nei confronti dei suoi 4 figli, ai quali teneva più della sua stessa vita.
Regalò ad Ulisse una piccola immagine di San Benedetto, ripiegata in 4 parti e una busta contenente una camicia e un paio di pantaloni usati del figlio, ché alle due figlie minori quella roba non sarebbe servita.
Alle 6 di sera arrivarono ad Oristano. Tonino viveva in una casa a ridosso della Chiesa di Santa Chiara, al primo piano. La casa era vecchia ma pulita e in ordine, dotata di ogni comodità. Un televisore imponente stava al centro della piccola sala, di fronte ad un divano di tessuto in velluto verde, coperta da una mantellina a fiori per evitare che vi si depositasse la polvere.
-Dormi qui stanotte, poi domani si vedrà.
Tonino si lavò nel piccolo bagno ed invitò Ulisse a fare altrettanto, dopo che ebbe finito. Cenarono con una minestra di lenticchie avanzata dal giorno prima, del pane e della salsiccia che sapeva di rancido almeno quanto il formaggio che avevano mangiato a pranzo.
Dopo la cena, con un rito che sembrava quello dedicato all’accensione delle candele alla Madonna del Rimedio, Tonino tolse la mantellina dal televisore e lo accese. Uno strano sibilo, delle righe nere al centro decretarono l’avvio dell’apparecchio Telefunken che trasmetteva il Telegiornale delle 20.00 con le notizie più importanti del giorno “ Siamo un paese piccolo ma sappiamo combattere, queste le parole di Moshe Dayan alle sue truppe...”
Ulisse si addormentò sul divano, in sottofondo la voce di Tito Stagno, che raccontava della guerra in seguito denominata dei 6 giorni.