martedì 17 dicembre 2013

COME BACK



C'era la piazza, con le foglie gialle dai bordi seghettati che rotolavano leggere sospinte dal vento, in vortici che sembravano accogliere l'autunno e portarselo verso un punto preciso del mondo. E c'era la polvere, caduta dai muri scrostati in sabbia grossa e fine che si accumulava sui bordi o si gettava dai marciapiedi. E c'erano le nuvole, sfilacciate e slanciate in direzione contraria al vento, che rendeva intermittente l'azzurro del cielo. E la gente. C'era anche la gente, che stretta nelle giacche si muoveva veloce verso tutte le direzioni, un formicaio infinito in piena attività. C'era anche Mario, col banco colmo di frutti di stagione che rideva sguaiato, ammiccando alle signore con le borse della spesa. E le mamme coi bambini, le biciclette rosse a tre ruote che pestavano il granito annerito dallo smog. E l'odore dei croissant che arrivava come ogni mattina dalla pasticceria. E i musicisti che entravano a teatro per le prove. C'era una bandiera svolazzante strappata sui bordi e graffiti statici che parlavano di urbane maledizioni. C'era un parroco arrabbiato che sgridava i bambini sul piazzale e due ragazzi con lo skateboard che disegnavano traiettorie tra piccioni svolazzanti che un attimo dopo tornavano a beccare qualche briciola. C'era l'aria salmastra, quell'odore inconfondibile che ha il mare di Cagliari anche quando si fa umidità e ti si attacca addosso. E c'era un tempo lento che litigava con il frenetico movimento intorno, quello di mille anni di storia incrostata sui bastioni di calcare che raccontava l'arrivo di genti venute da lontano.

Anche Elisa, ferma in mezzo alla piazza, arrivava da lontano. Di nuovo in Sardegna, ripeteva mentalmente. Sorrideva. E si sentiva libera, pensando che si appartiene ai luoghi più di quanto s'immagini.




MAM

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