mercoledì 22 agosto 2012

5.46

Mi inerpico per la salita, tra la polvere e l’azzurro sfacciato di questo cielo, striato da nuvole sfilacciate dal maestrale. I piedi scalzi, una veste bianca. Una processione di formiche enormi procede nella stessa direzione, in un ordine maniacale, trasportando provviste di ogni genere. Mi sono curata di loro per pochi secondi, constatando che il luogo deve essere per forza benedetto dagli dei per avere una simile attrattiva verso ogni forma di vita. In cima al promontorio ho guardato verso il mare e ho visto le navi, lunghe e scure. I capelli ormai sono intrisi di salsedine, il viso scotta sotto il sole, malgrado il vento sia piuttosto freddo. Aspetto altre navi, ma non sono bene quali. So per certo che è giornata di mercato e ho portato con me gli oggetti che scambierò: conchiglie, pietre incise, collane.
Il sogno cambia, sono ancora scalza, in mezzo alle salicornie. Le formiche non seguono più un ordine, passano tra i fili d'erba e spariscono rapide nelle fessure di terra secca. Ho con me dei fichi e qualcosa di simile al pane. Mi siedo sull’unica pietra presente nel campo, guardando il cielo dello stesso azzurro di prima, ma adesso è cambiato il vento. Avanza per uno stretto sentiero un uomo, vecchio e curvo, con un bastone in una mano, la pelle scura arsa dal sole. Gli cedo il posto sulla pietra che ho occupato fino a poco fa. “Questo sarà un anno di siccità", dice con voce rauca. Le sue parole suonano come una profezia.
Quando ho aperto gli occhi erano appena le 5.46 sulla sveglia digitale. Difficile entrare in questa giornata. 
Buongiorno a chi sopporta la vita tra sogni e realtà. Io non ci riesco.

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