mercoledì 15 agosto 2012

DAL BALCONE
Buenos Aires.
La sala è densa di fumo, io sono entrata col mio cappellino rosso. Rosso come l'abito che indosso, come le scarpe e anche la piccola borsa che stringo in mano insieme alla catenella che funge da manico. Uomini e donne conversano amabilmente. Alcune di loro, civettuole, fanno a gara per mettersi in mostra agli occhi dei più affascinanti esemplari del sesso forte. Cammino in mezzo a loro, mi viene offerto un calice da un attento cameriere. In prossimità della terrazza qualcuno suona una canzone simile a un tango. Un uomo mi afferrà delicatamente il braccio e mi chiede di accompagnarlo nel ballo. Nel buio velato della sala non riesco a vedere bene il volto, ma il tocco della sua mano sul braccio è  rassicurante e mi lascio condurre sino alla terrazza. Mi cinge la vita e mi guida, seguendo le note sempre più malinconiche di una canzone che non conosco.

Ho aperto gli occhi. L'ho fatto per spegnere la sigaretta. Credo di aver ballato nel balcone, la musica è quella della fisarmonica del nuovo vicino di casa. Ho ballato e sognato da sola, come sempre.

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