Il mio nome è Anna Paola. Il mio nome vero, intendo. Quello che uno si sente di aver voluto da sempre, che non ti è stato imposto dalla famiglia. Anna Paola è dolce, molto più di Maria Antonietta. Maria Antonietta ha troppe sillabe, è ingombrante e causa nella gente la necessità di abbreviarlo e di chiamarti coi nomi più ridicoli. Anna Paola, invece, è come una poesia, non credete? Ricorda la parola amapola che per me è una delle parole più belle del mondo.
Anna Paola sa di bambina, di papaveri e di campi di grano. Sa di aie e di uva che pende dal pergolato, di manine grassocce sotto una fonte d'acqua in campagna. Sa di vestito bianco profumato di lavanda, di caffellatte e biscotti. Sa di pioggia che cade sul naso, di pozzanghere colme, di banchi di scuola. Sa di occhi che guardano il mondo seduti su un muro, sa di rondini che tornano. Sa di estati a raccogliere code di topo, di bagni al fiume, di conchiglie bucate per fare collane.
Sa di ritagli di libro, di odore di colla, di quaderni e matite colorate, di arcobaleni e di nuvole gonfie di pioggia quando inizia l'inverno. Sa di foglie che cadono e di funghi, sa di maestrale e di treni a vapore. Di merende con pane e pomodoro, di miele e di mani lisce di nonni. Sa di binari che ci cammini su con le braccia aperte in equilibrio instabile. Sa di torte di fango e foglie che sanno fare solo i bambini, sa di pane appena sfornato, sa di altalene sull'albero e di case fatte con le scatole di cartone.
Anna Paola è il mio nome. Quello vero. Me lo ha detto la mia amica invisibile quando avevo appena 4 anni e da allora non l'ho più scordato.
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