domenica 26 agosto 2012

10 ORE

Mi sono infilato in questo vicolo, perchè avevo voglia di piangere, lontano da tutti. Ma adesso che sono seduto, che col culo sento il freddo di questa strada, ho capito che non servono lacrime a questo punto. Serve capire. Serve riavvolgere il nastro per venirne a capo, ripassare ogni singolo momento, senza emozione, senza farsi prendere dal panico, ragionare con lucidità.
Sono uscito alle 8.00 per andare la lavoro. Ho preso la metro e sono arrivato a dieci passi esatti dal mio ufficio. Un saluto veloce al custode, ascensore e poi sono arrivato al piano. Mi sono seduto come tutti i giorni alla mia scrivania, ho sbrigato due pratiche urgenti, incontrato due distinti signori che avevano necessità di una consulenza per l'acquisto di un immobile. Alle 12.30 come ogni giorno ho pranzato al caffè giù all'angolo. Un tramezzino con spinaci e una spremuta d'arance siciliane. Caffè e cioccolatino offerto dalla caffetteria. Ho fumato, come sempre, la prima sigaretta della giornata e poi sono tornato in ufficio. Alle 15.00 il grande capo mi ha convocato nel suo ufficio. "Si accomodi, ing. Mannarino". Mi ha guardato con un sorriso enigmatico, difficile da interpretare. Mi è venuta un po' d'ansia, io sempre misurato e calmo, non mi sono sentito a mio agio.
"Lei sa che la nostra azienda è in crisi. Abbiamo deciso di mandarla in pensione in anticipo, liquidandole quanto dovuto. Dal mese di giugno non sarà più dei nostri. E' felice? E' ancora giovane...potrà godersi la vita, viaggiare, dedicare del tempo ai suoi hobby...L'ho chiamata qui per un motivo. Lei sa che per me è una cosa inusuale, ma lei ha contribuito a far crescere quest'impresa e volevo ringraziarla personalmente".
Mi sono alzato, ho accennato ad un saluto veloce col capo e sono uscito dal suo ufficio. Ho percorso il corridoio, raggiunto l'ascensore, arrivato giù, svoltato l'angolo e mi sono infilato in questo vicolo, il più stretto del quartiere.
Volevo piangere, ma non ho lacrime. Solo paura. Solo vita da riempire, da adesso in poi. Dieci lunghissime, noiosissime,  insopportabili ore da riempire ogni giorno.

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